Aspetto con ansia che l'ansia passi

Eleonora Soro - Psicologa Psicoterapeuta a Roma • 1 marzo 2024

Che ansia! Nelle occasioni più disparate ci sarà capitato di dirlo o di sentirlo esclamare. Ma che cos’è effettivamente l’ansia?

È un’emozione strettamente connessa con la paura ma, mentre questa è la risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, l’ansia è determinata da una minaccia futura.

Paura e ansia risultano così come due facce della stessa medaglia, ma con funzioni differenti: la prima permette di attivare quei meccanismi definiti come attacco-fuga, che ci consentono di agire quando ci troviamo davanti a un pericolo; la seconda permette invece di attivare reazioni fisiche (tensione muscolare e ipervigilanza) per prepararci al pericolo futuro e/o attivare comportamenti prudenziali o di evitamento.


TRE DIMENSIONI DELL’ANSIA

A diagram on a peach background titled

Fisiologica: è quella componente che ci fa sentire l’ansia così come la conosciamo. È determinata da tutta quella serie di sensazioni fisiche sgradevoli che ci fanno sentire minacciati.

Cognitiva: è la componente determinata dai pensieri. Anche se non lo sappiamo o non ce ne rendiamo conto, i nostri pensieri sono i principali “colpevoli” dell’ansia. Non sono infatti le situazioni di per sé a generare tale reazione emotiva, quanto l’interpretazione che ognuno di noi fa rispetto a quello specifico contesto.

Comportamentale: è la componente attiva dell’ansia. È data da azioni, comportamenti e atteggiamenti che mettiamo in atto per fuggire, proteggerci o evitare quella sgradevole sensazione.

Siamo abituati a sentire l’ansia principalmente attraverso la prima dimensione e a considerare l’ultima solamente come una conseguenza e mai come l’elemento che, con il tempo, può portare all’instaurarsi di cicli disadattivi che potrebbero far sviluppare una condizione d’ansia patologica.

Infine, l’ultima dimensione è quella che viene considerata meno poiché nella quotidianità la nostra mente ci bombarda costantemente con pensieri automatici di cui raramente siamo consapevoli.


L'ANSIA È SEMPRE NEGATIVA?

Snoopy dorme in cima alla sua iconica cuccia rossa, sullo sfondo di un cielo azzurro punteggiato da soffici nuvole bianche.

Da una prima analisi superficiale potremmo dire di si, perché ci fa sperimentare sensazioni spiacevoli che spesso ci portano a fare i conti con situazioni che non riusciamo a gestire.

Questa reazione emotiva può però essere rappresentata come un continuum:


ANSIA

0 ____________________________100


in cui 0 rappresenta la totale assenza di ansia, mentre 100 rappresenta uno stato ansioso intollerabile.

Oltre agli estremi però, lungo tutto questo continuum, troviamo differenti e variegati gradi di ansia.

Ma questi gradi di ansia sono uguali per tutti? Certo che no! Ognuno di noi collocherà i suoi livelli d’ansia in posizioni diverse della scala in base alle situazioni.

Per qualcuno l’interrogazione o l’esame universitario causeranno ansia 100 mentre per altri solamente 10, lo stesso vale per azioni come guidare, parlare in pubblico o trovarsi in luoghi affollati.

Ma allora se provo ansia 100 sono malato?

Con grande probabilità no, ma provo a spiegare il perché.

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico 5a edizione) afferma che “un disturbo d’ansia differisce dalla normale paura o ansia evolutiva perché queste sono eccessive o persistenti rispetto allo stadio di sviluppo”. Semplificando, avere ansia 100 in una situazione non risulta di per sé problematico, a patto che questa reazione non ci limiti, non sia un ostacolo insormontabile o generi a sua volta una paura paralizzante.

In altri termini: l’ansia non è un problema finché non diventa invalidante.

Avere l’ansia è infatti una reazione che mobilita l’organismo in molte situazioni e ci aiuta ad avere performance migliori attivando positivamente le tre dimensioni descritte sopra. Diventa problematica e necessita di un aiuto nel momento in cui la situazione/oggetto/persona che la genera viene percepita come una minaccia terrificante per l’integrità della persona.


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