Prima o poi scopriranno che non sono abbastanza bravo!

Eleonora Soro - Psicologa Psicoterapeuta a Roma • 10 luglio 2024

Gli altri dovevano essere proprio scarsi se questo concorso l’ho vinto io.

(E l’università, i tirocini, i master e i corsi nei fine-settimana uniti all’intenso studio?)

È stato proprio un caso averlo scoperto, che fortuna!

(E i mesi di ricerche e lavoro senza sosta?)

Meno male non si sono accorti di tutti gli errori.

(Non può essere realmente un bel progetto da approvare perché ritenuto valido?).

E così via fino quasi a convincerci davvero che quello per cui abbiamo lavorato sodo non ce lo siamo meritato, che sicuramente è andata bene perché qualcuno più bravo e figo di noi non ha partecipato, se no sarebbe stato sicuramente in pole position per farci le scarpe.


LA SINDROME DELL’IMPOSTORE

Una fila di quattro orsetti gommosi rossi, verdi, gialli e arancioni, con uno snack giallo ruvido e dalla consistenza particolare posizionato tra i primi due.

È definita come una sindrome, ma, non costituendo una patologia, sarebbe più appropriato definirla come un fenomeno, uno stato mentale che ci porta a credere di non essere capaci di raggiungere un obiettivo importante, di aggiudicarci una posizione di successo e a vivere nel costante timore di essere scoperti per quello che si è davvero: una persona mediocre, con poco talento che non merita di ricoprire quel ruolo e chissà per quali fortunati eventi è arrivata fino a li.

Alcune ricerche hanno evidenziato degli elementi ricorrenti nel mantenimento di questo fenomeno:

  • L’attivazione di un ciclo: preoccupazione-dubbio-sovra-preparazione o procrastinazione-sollievo --> gioia per il successo ottenuto --> nuova preoccupazione;
  • L’ambizione di essere speciali e/o arrivare primi;
  • La paura di sbagliare e/o di mancare alle aspettative proprie e altrui;
  • La sottovalutazione delle proprie competenze;
  • La scarsa importanza attribuita agli elogi;
  • La percezione del senso di colpa per il successo ottenuto;
  • L’idea di aver ingannato gli altri inducendoli a sovrastimare le nostre capacità;
  • L’attribuzione dei successi a fattori esterni (fortuna, errore di giudizio), accompagnati dal timore che il meccanismo venga scoperto e che si venga smascherati come impostori.

Inizialmente, tutta questa lista di fattori, sembrava interessasse maggiormente le donne in carriera, ma con il tempo si è visto che questo fenomeno non risparmia nessuno, anche se è maggiormente presente nelle persone che ricoprono ruoli insoliti (per esempio: una donna meccanico, un uomo che fa l’estetista, una donna ingegnere etc).


COSA FARE PER GESTIRE LA SINDROME DELL'IMPOSTORE

Su una scrivania di legno, diverse mani sono appoggiate una sull'altra, insieme a smartphone e un blocco note.

Diventiamo consapevoli del fatto che questo è un nostro atteggiamento mentale e che non tutto ciò che pensiamo corrisponde alla realtà dei fatti.

Allo stesso tempo, iniziamo a metterci nell’ottica delle idee che non siamo soli. Cioè che non siamo gli unici al mondo ad avere questa sensazione o a pensarla così. Questa prospettiva, sicuramente non aiuterà a far scomparire il nostro disagio, ma ci farà sentire meno soli e strani.

Riconosciamo i nostri meriti: per quanto sia vero che anche la fortuna, gli imprevisti e condizioni di partenza favorevoli sono importanti, iniziamo a pensare che anche noi, con il nostro impegno e i nostri sforzi, facciamo parte di quel ventaglio di probabilità che contribuiscono al raggiungimento del successo.

Non prendiamoci troppo sul serio: per quanto possa essere grande il nostro sogno, imparare a ridimensionare e a capire che la perfezione non esiste, è il primo passo per relativizzare il nostro obiettivo e perché no, ogni tanto, imparare a riderci su.

Concediamoci la possibilità di sbagliare: se riguardiamo il nostro percorso, anche se siamo finalmente arrivati al punto dove avremmo sempre desiderato arrivare, troveremo falle, intoppi, ripensamenti e fallimenti. Eppure siamo arrivati lo stesso in cima, o almeno a un pianerottolo che ci permette di riprendere fiato prima di ripartire alla conquista dell’obiettivo. Questo perché, lungo il cammino, siamo stati in grado di passare sopra i nostri errori e “perdonarci”.

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